Katja Fusek - Die stumme Erzählerin

 
di Margherita Codurelli – 2/08/2020
 
“Le rêve est une seconde vie” (Nerval)
 
È possibile viaggiare con la sola forza del pensiero? Vivere di ricordi, sogni e servirsene per narrare un’esistenza altrui? O, ancora, raccontare una storia pur rimanendo silenziosi, apparentemente distaccati da ciò che ci circonda?
 
Sono soltanto alcuni degli interrogativi che sorgono alla lettura del terzo romanzo di Katja Fusek, Die stumme Erzählerin (2006), facente seguito a Novemberfäden (2002) e Der Drachenbaum (2005), per i quali rimandiamo ai precedenti articoli di questo Blog.
 
Passato e presente si intrecciano e compenetrano in una trama solo in apparenza semplice, ma in realtà densa di ‘non detti’ e di significati che ad un primo sguardo rimangono celati e vanno ricercati scavando tra le parole. Il presente è la storia di una donna, fuggita a causa della guerra da un paese orientale non meglio specificato e da circa un anno al servizio di Igor, costretto su una sedia a rotelle in seguito ad un grave incidente automobilistico. Ad accomunarli è il silenzio, in cui entrambi sembrano voler cercare rifugio dalla loro fragilità, il rifiuto quasi ostinato di apprendere le rispettive storie, quasi come se quanto sepolto potesse ferire e incrinare il precario equilibrio, la forzata e illusoria stabilità venutisi faticosamente a creare giorno dopo giorno.
 
Se il presente accosta le due figure, costringendole in una situazione di stallo, il passato alterna momenti di verità, nei ricordi che talvolta riaffiorano nella mente della protagonista, ad istanti fittizi. Sono questi ultimi a costituire l’aspetto più interessante ma nel contempo enigmatico del romanzo: se infatti è l’assenza di comunicazione a scandire le giornate trascorse con Igor, il passato di quest’ultimo prende silenziosamente forma nell’immaginazione della protagonista e con il procedere delle pagine si trasforma in una storia avvincente e a sé stante.
 
In un susseguirsi di pensieri e voli di fantasia, Die stumme Erzählerin è una riflessione sul potere liberatorio della narrazione di fronte al vuoto incolmabile lasciato dalle parole e da persone che sfuggono di continuo al tentativo di comprenderne e narrarne l’esistenza.
“Deine Person hatte ich wie ein Mosaik zusammensetzen wollen”, dirà la donna ad Igor, “Du aber bliebst verschwommen, konturlos, unfassbar” [Ho voluto cercare di ricomporre la tua persona come con le tessere di un mosaico… Ma sei rimasto indefinito, privo di contorni, inafferrabile].
 
 
Katja Fusek
 
Die stumme Erzählerin
 
OSL Verlag, Riehen/Basel 2006, pp. 198