Katja Fusek - Novemberfäden

di Margherita Codurelli – 14/07/2019

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Zita vive a Basilea ormai da dodici anni. Ha trovato l’amore, un lavoro e l’integrazione nel nuovo paese è apparentemente riuscita. Un viaggio di due settimane nella propria città natale, Praga, riaccende però in lei ricordi mai del tutto assopiti: luoghi, volti e conversazioni si fanno portatori di frammenti di passato che riemergono prepotentemente, tra una chiacchierata con l’amica di sempre Eva, ora madre di un bimbo, e una passeggiata per le vie della città. Tra questi volti vi è quello di Marek, il primo amore di Zita, un rapporto indimenticabile, segnato da momenti di felicità, ripercorsi dalla protagonista uno ad uno, ma destinato a dissolversi progressivamente con la partenza di lei. 

Peculiare lo stile narrativo impiegato dall’autrice, che, con un’abile alternanza di monologhi e descrizioni condotte in terza persona, ci rende a tratti partecipi delle più intime riflessioni della protagonista, sottolineandone al tempo stesso, mediante repentini mutamenti di prospettiva, l’estraneità ai due mondi: una prima realtà, quella praghese, ormai perduta e in cui appare sempre più difficile integrarsi, e una seconda realtà, la vita a Basilea, nei confronti della quale Zita non maturerà mai un senso di piena appartenenza.

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Novemberfäden (2002) di Katja Fusek è la toccante storia, essenziale a livello di intreccio ma ricca di tratti autobiografici, di un’infanzia smarrita, di una giovane donna che vive il dramma della perdita delle proprie radici, e che nel flusso inarrestabile dei ricordi, più che in un luogo fisico, trova l’unica certezza dinnanzi al caos del presente. 

Queste le parole con cui Zita concluderà il proprio viaggio: “Ich fühle mich in meiner Haut zu Hause” (“è nella mia pelle che mi sento a casa”). 

Katja Fusek

Novemberfäden

Janus Verlag, Basel 2002, pp. 88